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Come e quando è nato l’uso del “MENU”

Un Menu di Gala del 1898 al Ristorante Savini di Milano per l’Associazione Italiana Industria Commercio Cuoio.

“L’uso del menu scritto su cartoncino, depliant, carta più o meno elegante, dalle forme più bizzarre si è sviluppato in Francia e poi in Italia soltanto nella seconda metà dell’800. Già al tempo degli Assiri si usava compilare la lista dei piatti del giorno che veniva trascritta su pagine di argilla. Nel banchetto di nozze di Gian Galeazzo Sforza del 1489 un anonimo milanese scrisse e stampò un “poemetto-menù”, prima “carta” dell’incunabolo. Dopo la rivoluzione Francese le antiche hostellerie, le taverne, gli auberge per i nobili, subiscono notevoli cambiamenti e si preparano ad accogliere la nuova borghesia. I servizi offerti vanno precisati, il numero dei coperti aumenta e il menu diventa indispensabile per elencare i prezzi e le portate, la successione, la dizione delle portate corredate dal nome (a volte anche la data), dal luogo e dalla specifica occasione. Nei pranzi ufficiali l’ordine delle vivande è regolato da un codice consolidato con l’esperienza dello chef incaricato.

Il celebre Auguste Escoffier, nel suo “Libro dei Menu” del 1912 scrive che il sostantivo “menu” ha due significati. Il primo è il programma del pasto, il secondo indica il cartoncino sul quale il programma è trascritto, posto davanti a ciascuno dei commensali acconto al piatto.

La diffusione del menù si è avuta quando nei pranzi ufficiali dei regnanti e dei nobili, si passò dal servizio “alla francese” a quello “alla russa”. Nel primo tutti i cibi venivano posti al centro tavola con effetto scenografico e i valletti ne servivano poi i cibi preferiti dal commensale. Tutto era sotto gli occhi di tutti e non serviva nessun elenco; ma nascevano però dei problemi in cucina per garantire il servizio anche a giusta temperatura. Nel 1810 un ambasciatore dello Zar Presso Napoleone, offre un pranzo facendo accomodare gli ospiti ad una tavola riccamente apparecchiata con porcellane, pizzi, calici, fiori, candelabri d’argento, però senza vivande visibili. Quando il padrone di casa diede ordine di iniziare il pranzo le varie portate arrivarono in tavola gradatamente, ad una ad una, in una logica successione.

Da quel momento i pranzi ufficiali seguirono questa strategia definita “alla russa” che consentiva di servire prelibatezze in tempi reali e il menu scritto diventò necessario.

I menu in Europa, nell’ Ottocento, per le classi sociali medio-alte erano scritti esclusivamente in francese (ciò succedeva anche al Casinò e nei Grand Hotel di Sanremo – ndr). In Italia la tendenza cambiò grazie a Vittorio Emanuele III che, in occasione del pranzo di gala offerto a Roma il 22 dicembre 1907, incaricò una commissione dell’Accademia della crusca e di altri glottologi, per trasformare i termini della gastronomia francese in corrispondenti termini della lingua italiana. Così il menu divento “la lista” o “la minuta”. Tuttavia ancora oggi vale il termine “menu”.

Nel tempo, pittori rinomati, esperti di manifesti e illustrazioni, compagnie di navigazione etc… offrivano in omaggio a ristoranrti e alberghi dei menu molto belli. Esiste anche un libro titolato “I Menu del Quirinale”, offerti nelle occasioni importanti dei nostri regnanti e dai nostri Presidenti della Repubblica.”   

Luigino Filippi, estratto per gentile concessione dell’autore RENZO PELLATI  de “La storia di ciò che mangiamo” – Daniela Piazza Editore

Le Sourgentin offre un corso on line per apprendere il dialetto Nizzardo (molto simile a quello piemontese inframezzato dal vernacolo del Ponente Ligure).

Sono già 3000 i visitatori del sito “sourgentin.org” che offre la possibilità di imparare il Nizzardo, con una lezione quotidiana, on line, s’intende. Con tanto di grammatica e vocabolario. Il motto del momento è: “Estès en majoun, sauvas de vida ovvero: Restate a casa, salvate delle vite.

L’argomento mi offre il destro per accennare al fatto che il dialetto nizzardo è per l’80% più simile al piemontese che al francese e per il restante 20% al dialetto del Ponente Ligure. Mentre quello del Principato di Monaco è quasi uguale al ligure di ponente e genovese.

Qualche esempio? Eccolo, tratto dal libro raro fotografato qui sopra, del 1937: Asbrivà = aggredire – Cancàrun = Vino scadente – – Cuvéa = voglia di – Dernà = desinare – Desgaribàu = sgarbato – Fugàsa = focaccia – Inte= dentro – Lasagnàu = mattarello – Magàgliu = tridente – Mascà = schiaffo – Nésciu = sciocco – Pitulà = piluccare – Rùsta = carica di botte – Sbùira = frana di muretto a secco – scciumma = schiuma – Sciurbì = sorbire – Sciuscià = soffiare Spréscia = fretta.

Oppure dal “Dictionnaire Francais-Nicois “di Ian Blaquièra 1997 : Pied a terre = pitafiga. Pasta = Fidèi – Arancio 0 Purtugalu – Pane = Grissa – Piattone = s-giatta – Trattoria= traturia – Formaggio = Frumagiu – Goccia = stìssa – Pentola= tian – Lenticchie= pistasci –

Ecco la Petizione dei ristoratori per sospendere il pagamento di tasse, oneri e contributi fino al 31 dicembre.

La salute è importante: per noi, i nostri cari e le nostre famiglie. Il Ministero della Salute pubblica ogni giorno informazioni accurate sul coronavirus COVID-19. Consulta le informazioni per aiutare a prevenire la diffusione. Visita salute.gov.it/nuovocoronavirus


Cibo, vino, ospitalità: cultura e valori d’Italia . Salviamoli insieme!

cibodimezzo ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a On. Giuseppe Conte (Presidente del Consiglio) e a 6 altri/altre

Associazione Cibodimezzo (Brescia)
APCI – Associazione Professionale Cuochi Italiani (Nazionale)
RI.UN. Ristoratori Uniti

Con il supporto di:
AMPI – Accademia Maestri Pasticceri Italiani, Associazione Le Soste, Club Richemont, JRE – Jeunes Restaurateurs d’Europe, Associazione Pizzaiuoli Napoletani

vista l’attuale situazione economica conseguente alle misure per COVID-19, si adoperano affinché si operi nella giusta direzione con azioni concrete per salvare un settore che si ritiene possa essere protagonista primario della ripresa economica.

Pertanto, invitano tutti gli operatori del settore, i produttori, i clienti dei ristoranti, i turisti che spesso hanno potuto godere dell’accoglienza dei loro locali e dei loro professionisti a

firmare e condividere la presente petizione per
CHIEDERE

AL GOVERNO ITALIANO di intervenire attraverso le seguenti azioni immediate e quelle che successivamente si renderanno necessarie per la ripresa del mercato.

RICHIESTA AZIONI IMMEDIATE:

A – Unione, condivisione e proattività;

B – Sostegno integrale da parte dello Stato e della Comunità Europea, per tutto il tessuto delle PMI (codice 56) e artigiani food&beverage, attraverso le seguenti azioni concrete:

  1. Blocco integrale di tassazione, oneri e contribuzioni previdenziali e assistenziali (sino all’accettabile ripresa del mercato e comunque non prima del 30 dicembre 2020);
  2. Ricorso al credito agevolato da parte degli istituti finanziari (con interessi fissi e non superiori al 2%), considerando la solidità dell’impresa in base alla produttività effettuata nel 2018 e 2019, nonché accesso al Microcredito con specifiche agevolazioni per il settore alimentare e della ristorazione;
  3. Riconoscimento dello stato di pandemia nazionale e quindi di calamità, per fruire dei risarcimenti previsti dalle attuali polizze assicurative;
  4. Garantire il punto di pareggio alle aziende o sospendere immediatamente qualsiasi effetto prodotto da obbligazioni assunte contrattualmente, siano esse di natura pubblica o privata·    

RICHIESTA AZIONI PER LA RIPRESA DEL MERCATO (da attuare a partire dalla sospensione delle attuali misure di contenimento):

  1. Riduzione del 35 % della contribuzione previdenziale sul lavoro subordinato, prevedendo crediti di imposta da utilizzare per nuove assunzioni e/o per l’impiego di lavoratori svantaggiati.
  2. Detassazione e decontribuzione degli straordinari e dei benefits;
  3. Inserimento di parametri qualitativi in sostituzione di quelli quantitativi nella contrattazione centrale e periferica.
  4. Attuazione di una significativa semplificazione dei rapporti tra il comparto alimentare e la P.A. (ed Enti Locali) per quanto riguarda l’applicazione delle disposizioni in tema di HACCP, DVR, SIAE, GDPR, privilegiando l’utilizzo di procedure informatiche e telematiche per ogni tipo di autorizzazione e procedura.
  5. Coinvolgimento attivo delle realtà imprenditoriali locali nelle scelte strategiche per la riqualificazione o espansione urbanistica e nell’erogazione di sovvenzioni pubbliche.
  6. Attivazione di specifici sportelli pubblici (anche mediante servizi on line) per consulenza alle PMI in relazione agli aspetti concreti e operativi di applicazione delle norme che impattano sul settore.
  7. Predisposizione di protocolli per la comune interpretazione delle disposizioni, così da evitare applicazioni non uniformi sul territorio nazionale.
  8. Coinvolgimento degli organi ispettivi per attività di supporto e non solo di controllo;
  9. Istituzione di un unico sito nazionale per la pubblicazione di bandi e concessioni di beni dello Stato, degli Enti locali e del demanio, con una sezione dedicata al comparto.
  10. Valorizzazione del Made in Italy e apertura di un tavolo di lavoro con i distributori e fornitori del comparto ristorazione, in modo da individuare insieme le migliori strategie per superare le difficoltà economiche.

La ricetta di Carlo Cambi, per “passare la notTata”…

WineNews pubblica una incoraggiante intervista a Carlo Cambi: “rileggete l’Artusi, e dopo l’emergenza Europa e vacanze italiane per il rilancio”

“Tra cucina, cantina ed economia, i consigli in tempi di “clausura” di una delle voci più creative del giornalismo enogastronomico italiano. Rileggere l’Artusi non fa mai male, per riscoprire le ricette, i riti ed i tempi di una volta. La cantina sa offrire delle sorprese inaspettate, come un vecchio Tocai friulano o un Chianti dimenticato, e poi può essere il momento per ringiovanire la cantina ed aiutare i nostri produttori in difficoltà. Finita la crisi, ci vorrà lo sforzo dell’Europa e la difesa delle nostre denominazioni, anche scegliendo l’Italia per le vacanze, per far ripartire l’economia del wine & food”. https://winenews.it/it/winenews-tv/l-intervista/